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Genova. Storie di
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Estratto dall’introduzione: De André legge la storia dell’umanità come perenne scontro dialettico fra il Potere - con tutti i suoi rappresentanti - e la gente comune - che il potere deve subire. Uno scontro dialettico, dicevo, ben lontano dall’ottica marxista, non venendosi ad avere in lui nessuna sintesi (e d’altronde De André è ben più attratto da Backunin e Stirner che non da Marx e Engels). In questo scontro l’uomo può accettare la sottomissione (alle regole, alle convenzioni imposte dalla maggioranza) o cercare di curare il proprio giardino creandosi una propria scala di valori e un proprio modo di vivere. Ma vediamo più da vicino questi due mondi che tornano praticamente in tutti i suoi lavori. Il Potere è come una figura reale (quasi un Leviathan di hobbesiana memoria) che riesce a sopravvivere sotto diverse forme in tutte le epoche dell’umanità. È il re che ruba la moglie al marchese, il quale dovrà sottostare alla decisione del suo sovrano (Il re fa rullare i tamburi); sono i farisei che mandano a morire Gesù e che sulla Via della croce “han volti distesi già incline al perdono/ormai che han veduto il [suo] sangue di uomo/fregiar[gli] le membra di rivoli viola,/incapace di nuocere ancora”; è il generale di vent’anni che fa trucidare una tribù indiana composta di soli donne, vecchi e bambini (Fiume Sand Creek); è il mercante borghese capace di dimenticare in fretta la morte del figlio, facendo sposare la figlia con un ricco tedesco (Ottocento). Ma il Potere è, ovviamente, più subdolo e non sempre si materializza nelle figure che materialmente hanno poteri decisionali (re, principi, ministri, ecc.). Il Potere è ciò che ha imposto schemi fissi di pensiero e che è pronto a distruggere tutto ciò che è alternativo (verrebbe in mente il discorso di Pasolini sul genocidio culturale del sottoproletariato). Il Potere - per usare un’espressione di Vittorini - è composto da “tutte le facce offensive che ridono per le offese compiute e da compiere (Conversazione in Sicilia). Il Potere è come le nuvole che “vanno/vengono/[e] per una vera/mille sono finte/e si mettono tra noi e il cielo/per lasciarci soltanto una voglia di pioggia”. Difficile non restare imbrigliati nelle sue Leggi”.
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